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Dove va il mondo secondo le armi convenzionali

Solo un paio di osservazioni sui tempi “convenzionalmente” normali in cui viviamo.

I 5 maggiori compratori di armamenti convenzionali, che rappresentano il 30% delle importazioni mondiali, sono: India, Corea del Sud, Cina, Pakistan e Singapore. E’ l’Asia che corre ad armarsi.

I 5 maggiori venditori di armamenti, che rappresentano il 75% delle esportazioni globali, sono: USA, Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna. E cioè il “vecchio” mondo industrializzato, quello che ha avuto un ruolo maggiore nell’ultimo conflitto mondiale e nella guerra fredda. Di esperienza è vero che ne hanno da vendere.

Alcune note aggiuntive degne di nota:

– 4 dei 5 maggiori esportatori di armi sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Uhmm… e siamo tutto più sicuri.

– la Grecia resta, nonostante la crisi, il primo compratore di armamenti in Europa…

– …e chi è il suo maggiore fornitore? La Germania!! (ma anche i francesi: la Grecia è obbligata a dar fede ai vecchi contratti che la propria marina militare ha per acquistare navi francesi e sottomarini tedeschi).

– …vogliamo parlare di embargo degli armamenti e primavera araba? – vedi guerra di Libia e arsenali libici.

– Naturalmente parliamo solo di “armi convenzionali”.
Perché quelle nucleari, batteriologiche, etc. nessuno forse lo sa veramente.

Dal rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute. Pubblicato a Marzo 2012 si riferisce agli scambi di armi convenzionali avvenuti nel 2011 (ARo).

 

Che cosa aspetta la Tunisia

Il 23 ottobre, tra circa una settimana, i Tunisini andranno a votare per eleggere l’assemblea costituente. Un voto importantissimo: il primo dopo la cacciata di Ben Ali e famiglia. Il primo voto libero dopo la rivoluzione, dicono in molti. Ma i problemi che la Tunisia affronta dal punto di vista politico e civile sono ancora molti e personalmente ritengo che la rivoluzione si debba ancora compiere. Il voto sarà la vera prova. Vedremo se popolo e classi dirigenti passeranno l’esame dimostrando una maturità che nei miei ripetuti soggiorni a Tunisi non ho ancora visto.
La confusione c’è. Tantissimi partiti, forse troppi visto che sono più di cento. Ma prendiamo questo dato come espressione della libertà conquistata con le proteste del gennaio scorso. Con la voglia pazza che ognu ha di esprimere se stesso ora che finalmente gli é possibile.
Eppure un po’ di timore c’è, non solo di chi da sempre vede nel fondamentalismo musulmano il nemico dell’Occidente. Anche molti tunisini si chiedono che cosa sarà se dovessero vincere i partiti ispirati al radicalismo islamico.
Solo come esempio proviamo a immaginare le giovane tunisine, emancipate tanto da portare la minigonna, come reagirebbero ad una paventata imposizione di una stringente legge coranica? Questa é la domanda, per chi ama giocare sui pronostici.