Archivi tag: Giappone

I samurai tornano al cinema

Takashi Miike

Takashi Miike

Un ritorno in grande stile, quello del regista giapponese Takashi Miike. In uscita nelle sale in giro per il mondo c’è il suo penultimo lavoro, dal titolo “13 Assassini”. Ambientato nel medioevo giapponese, è un racconto di un epico duello tra samurai, tredici contro duecento. Roba che il mondo occidentale ha sempre accomunato al nome di Akira Kurosawa. Qui la resa dei combattimenti è molto più cruda e di gran lunga più ricca di azione: quasi 50 minuti di sequenze ininterrotte di scontri spada e kimono, sangue e polvere. Resta da vedere se l’intensità del messaggio, vera ricchezza delle trame di Kurosawa, sarà all’altezza. Per ora il consiglio è di andarlo a vedere, sperando che molte sale italiane siano interessate a proiettarlo. Gli elementi perché il film diventi un classico ci sono già.

Annunci

Il Giappone non rinnoverà il Protocollo di Kyoto

La notizia arriva come una sorpresa, una batosta. Il Giappone è sempre andato fiero di associare il nome della sua antica capitale ad un trattato internazionale di così grande importanza per il mondo intero. Forse anche per questo motivo ci aveva abituato ai suoi continui sforzi diplomatici per arrivare ad una condivisione quanto più possibile globale del Protocollo di Kyoto.
Firmato nel 1997 in Giappone, il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore solo nel 2005. Obbligherebbe gli stati a tagliare le emissioni nocive entro il 2012, una riduzione stimata in media del 5% basandosi sui dati delle emissioni nel 1990.
Una carta che già stentava a decollare per la mancata ratifica di paesi come Stati Uniti, nonché per l’esenzione dal rispettarne alcuni termini fondamentali concessa a India, Cina e altri grandi paesi in via di sviluppo.
Adesso proprio dai diplomatici nipponici arriva quello che potrebbe essere il colpo di scure definitivo, la ratifica del fallimento.
Alla Conferenza Mondiale sul Cambiamento Climatico che si sta svolgendo in questi giorni a Cancun, in Messico, i rappresentanti giapponesi lo hanno detto chiaramente: il Giappone non rinnoverà la propria adesione al Protocollo di Kyoto. “Non è un mezzo efficace per risolvere il cambiamento climatico mondiale”, ha detto Jun Arima (video), vice direttore per gli affari climatici di Tokyo, l’alto diplomatico che partecipa ai colloqui COP16 (Conference Of the Parties) .
Tale dichiarazione non è stata presa come una semplice mossa diplomatica per condurre le trattative, ma sembra piuttosto essere la posizione definitiva adottata dal governo di Tokyo. Lo hanno denunciato anche le organizazioni non governative giapponesi presenti a Cancun.
Christiana Figueres, Segrataria ONU per il cambiamento climatico, ha detto alla stampa: “E’ ormai chiaro che a Cancun dovremmo chiarire quello che è il cuore di questi negoziati, cioè che cosa ne sarà del Protocollo di Kyoto, come ancorare gli obiettivi e le azioni che i peasi dovranno portare avanti.”
La mossa del Giappone potrebbe rivelarsi molto pericolosa, inducendo anche altri paesi a non rispettare più i limiti alle emissioni, soprattutto i Grandi in via di sviluppo, come Cina, Brasile o India. (ARo)

Nuova costituzione per la Corea del Nord.

Per la prima volta si “riconoscono” i diritti umani. Niente piu’ riferimenti a socialismo e comunismo, ma Kim e’ il leader supremo.


Soldato Nordcoreano controlla il confine con il Sud

Soldato Nordcoreano controlla il confine con il Sud

Diritti umani? Ci credono in pochi. Una costituzione che tutela e che si fonda sul rispetto dei diritti umani e’ una cosa scontata. Almeno dalle nostre parti, almeno a parole. Ma in un paese dove esiste nei fatti il progetto totalitario dello stato di orwelliana premonizione, e’ tutto meno che scontato.

Ad aprile scorso la Corea del Nord ha modificato la propria costituzione e per la prima volta vi compare un articolo che espressamente difende i diritti umani. Secondo le dichiarazioni fatte dal Ministro sudcoreano per la Riunificazione, la nuova carta del nord indica lo stato come “rispettoso e protettore dei diritti umani”, mentre nella precedente versione si indicava solo la “difesa e la protezione degli interessi del popolo”.

Indubbiamente rappresenta un passo avanti, ma molti leggono questa come una mossa di facciata. A parole la Corea del Nord vorrebbe dimostrare che non e’ quello che tutti, Stati Uniti soprattutto, la accusano di essere: un paese dal pugno duro, dove centinaia di dissidenti politici sono tenuti in prigione e dove il culto della personalita’ del grande leader-dittatore porta Pyongyang a commettere una quantita’ sconosciuta di abusi dei diritti umani. Un tentativo, insomma, che vorrebbe dimostrare agli occhi del mondo come gli attacchi delle potenze democratiche, che proprio sul rispetto dei diritti umani fanno leva, siano del tutto infondati.

Kim Jong Il

Kim Jong Il

Il caro leader e’ supremo, ma poco comunista. La Corea del Nord e’ un paese rispettoso dei diritti di tutti i cittadini, vuole dirci questa nuova carta. Purche’ siano i cittadini rispettosi del loro capo, naturalmente. La stessa carta va oltre, infatti, e proprio sul ruolo del caro leader sancisce che il Presidente della Commissione di Difesa Nazionale, carica ufficialmente ricoperta da Kim Jong Il, e’ “leader supremo” della nazione. La versione precedente parlava piu’ genericamente della Commisione come organo piu’ alto dello stato. Via dal campo ogni dubbio dunque, ogni formalita’, e adattiamo la forma dello Stato allo stato dei fatti: chi comanda e guida e’ uno e uno solo. E forse anche per questo non c’e’ piu’ alcun riferimento a comunismo o socialismo. Sara’ pur vero che il Partito dei Lavoratori e’ ancora al di sopra della Costituzione e ancora dichiara di voler costruire una nazione comunista, ma intanto quella dottrina e’ stata cancellata dalla carta. E’ perche’ si va verso una monarchia, oppure e’ forse perche’ la Corea del Nord sta considerando pudicamente di orientarsi sul modello del socialismo di mercato, come stanno gia’ facendo con ottimi risultati il Vietnam e la Cina? Sara’ un timido, opaco segno di mutamenti all’orizzonte?

I primi ministri di Giappone, Corea del Sud e Cina durante il vertice del 28 settembre a Shanghai

I primi ministri di Giappone, Corea del Sud e Cina durante il vertice del 28 settembre a Shanghai

Sfacciatamente cattivo, timidamente buono. Gesti conciliatori verso la comunita’ internazionale sono gia’ stati compiuti. Dopo i test missilistici, come ci ha ormai abituato la politica del bastone e della carota nordcoreana, e’ il momento delle buone intenzioni.

Il primo ministro cinese Wen Jiabao volera’ la prossima settimana (dal 4 al 6 ottobre) a Pyongyang, ha annunciato oggi (lunedi’ 28 settembre) l’agenzia ufficiale nordcoreana. L’occasione e’ il sessantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due alleati, e Kim Jong Il, il magnanimo, potrebbe annunciare alcune misure di denuclearizzazione, riporta sempre l’agenzia nordcoreana Central News Agency. Intanto i ministri degli esteri di Giappone, Cina e Corea del Sud si sono gia’ incontrati a Shanghai proprio lunedi’ per considerare i gesti di Pyongyang e la sua timida apertura a nuovi colloqui sul nucleare. E al ritorno dalla Corea del Nord il premier Wen ospitera’ a Pechino (il 10 ottobre) un summit trilaterale con il primo ministro giapponese Yukio Hatoyama e quello sudcoreano Lee Myung-bak.

La volonta’ del Nord, e’ trapelato piu’ volte, e’ anche quella di intraprendere dei colloqui diretti con gli Stati Uniti, ma questo potrebbe avvenire solo se Kim dimostrasse nei fatti di fare marcia indietro sul nucleare, come ha riaffermato il vice Segratario di Stato americano James Steinberg, pure lui in questi giorni impegnato in un tour estasiatico.

Sopravvissuto a due atomiche.

Ha 93 anni,  è giapponese ovviamente. Si chiama Tsutomu Yamaguchi l’uomo che è sopravvissuto agli unici due bombardamenti atomici della storia, a tutti e due: quello di Hiroshima del 6 agosto e quello di Nagasaki, città poco più a sud sull’isola di Kyushyu, del 9 agosto 1945. E’ il primo e forse l’unico ad essere ufficialmente riconosciuto come tale. Le autorità delle due città giapponesi lo hanno annunciato martedì.

Yamagughi, allora ingegnere della Mitsubishi Heavy Industries Nagasaki Shipyard & Machinery Works,  si trovava a Hiroshima in viaggio di affari quando il 6 agosto del 1945 il B-29 americano sganciò la prima atomica. Colpito dalle radiazioni a circa 3 km di distanza dall’epicentro, ricevette ustioni di vario grado sul corpo e si fermò quella notte per ricevere alcune cure. Il mattino dell’8 fece ritorno a Nagasaki, sua città natale. Giusto in tempo per assistere al secondo bombardamento. Alcuni giorni dopo Yamaguchi si recò, inoltre, nelle vicinanze dell’epicentro di Nagasaki in cerca dei suoi familiari, rimanendo così esposto alle radiazioni residue. La sua storia è stata verificata anche attraverso riscontri con un altro sopravvisuto.

“Per quanto ne sappiamo, lui è il primo ad essere riconosciuto come vittima sopravvissuta a entrambe le bombe. E’ un caso molto sfortunato, ma potrebbero essercene molti altri come il suo”, ha commentato un funzionario di Nagasaki, Toshiro Miyamoto. Il riconoscimento del governo prevede per le vittime ancora in vita, i cosiddetti hibakusha (letteralmente “folgorati dalla bomba”), il diritto ad una pensione, a trattamenti medici speciali gratuiti e alle spese per i funerali. Per Yamaguchi, già in precedenza certificato come hibakusha di Nagasaki, la pensione non si duplicherà, hanno detto da Nagasaki.

Ma per il signor Yamaguchi quello che conta è che ora la sua doppia esposizione alle radiazioni sia stata riconosciuta ufficialmente, un fatto storico. “Potrò raccontare alle giovani generazioni le orribili storie dei bombardamenti atomici anche dopo la mia morte”, ha commentato secondo quanto riportato dal quotidiano Mainichi Shimbun.

Yamaguchi è uno dei circa 260.000 che sopravvissero agli attacchi atomici. Tutti negli anni hanno sviluppato varie malattie causate dalle radiazioni, tra cui il cancro. Tokyo cominciò nel 1957 a riconoscere il loro come uno status particolare e bisognoso di attenzioni specifiche. Ancora oggi sono migliaia gli hibakusha che chiedono di essere ufficialmente riconosciuti,  ma che hanno visto rigettate le loro domande di assistenza. Lo scorso anno il governo ha allentato la cinghia, eliminando alcuni requisiti troppo stringenti. La popolazione giapponese è l’unica ad essere stata colpita da bombe nucleari. Più di 140.000 furono i morti a Hiroshima e 70.000 a Nagasaki, ma a distanza di più di sessanta anni è ancora un problema tutt’altro che risolto e le atomiche continuano a far morire. (ARo)